RECENSIONE

Urchin

Locandina di Urchin

SCHEDA FILM

Urchin

Anno

2025

Genere

DRAMMA

Durata

99 min

Regia

Harris Dickinson

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Cast

Frank Dillane, Megan Northam, Карина Химчук, Shonagh Marie, عمرو واكد

Trama

Mike, piccolo criminale vagabondo, prova a restare sobrio e a lasciare la strada, collezionando tante idee per il futuro e qualche amico di baldoria altrettanto instabile. Senza casa, finisce in prigione dopo aver aggredito un passante che voleva aiutarlo. Si impegna a riparare lavorando in una cucina di cui fatica tuttavia a seguire le regole. Il recupero è l'orizzonte ma l'autodistruzione è dietro l'angolo.

RECENSIONE

URCHIN, una seconda possibilità senza facili promesse

Mike vorrebbe cambiare vita, ma non sa ancora come farlo. Senza casa, alle prese con la dipendenza e con una lunga abitudine a cavarsela giorno per giorno, prova a restare sobrio e ad aggrapparsi a un lavoro e a qualche progetto per il futuro. In URCHIN, il debutto alla regia di Harris Dickinson, la speranza non cancella le difficoltà: convive con loro, fragile e concreta, in un racconto che guarda il suo protagonista senza assolverlo e senza condannarlo.

La scelta più riuscita del film è proprio questa misura. Mike può essere impulsivo, inaffidabile e capace di ferire gli altri; allo stesso tempo, dietro i suoi errori si intravede una persona vulnerabile, che fatica a capire come stare al mondo. Dickinson evita di trasformarlo in un simbolo o in un caso da osservare da lontano. Gli concede invece contraddizioni, momenti di umorismo e una dignità che non dipende dalla sua capacità di comportarsi sempre bene. Il risultato è un dramma sociale partecipe, ma mai costruito per strappare una facile commozione.

Frank Dillane è il cuore del film. La sua interpretazione è nervosa e imprevedibile, attraversata da una fragilità che affiora anche quando Mike cerca di mostrarsi sicuro. Dillane non rende il personaggio più simpatico di quanto sia: lo fa sentire vicino, e lascia che siano i gesti e le reazioni a raccontare quanto sia difficile spezzare un’abitudine autodistruttiva. Accanto a lui, Megan Northam contribuisce con una presenza naturale e attenta, dando spessore ai rapporti che si aprono lungo il cammino del protagonista.

Da regista, Dickinson adotta uno sguardo sobrio, che lascia spazio alle persone e agli ambienti senza appesantirli con spiegazioni. La Londra del film non è una cartolina: è il luogo concreto in cui la precarietà rende ogni piccolo passo incerto e ogni ripartenza faticosa. A questa attenzione realistica si affiancano passaggi più strani e sospesi, che restituiscono il disordine interiore di Mike senza interrompere il filo umano della storia. Anche l’umorismo ha un ruolo importante: non alleggerisce artificialmente il dramma, ma ricorda che la vita non si riduce mai a una sola tonalità.

URCHIN non offre una formula per uscire dalla dipendenza né promette che basti voler cambiare per riuscirci. È un film più interessato a osservare quanto pesino le ricadute, le occasioni mancate e la difficoltà di sentirsi accolti. Questa scelta può renderlo duro e, a tratti, volutamente incerto; ma è anche ciò che gli permette di trattare il suo protagonista con rispetto, senza trasformare la sua storia in una lezione.

In 99 minuti, Dickinson firma un esordio già sicuro nel tono e generoso nell’attenzione ai personaggi. Per chi cerca al cinema un dramma intenso ma accessibile, capace di alternare dolore, ironia e autentica partecipazione, URCHIN è una proposta da scoprire: un film che non promette risposte semplici, ma invita a guardare con più attenzione chi troppo spesso si preferisce evitare.

TRAILER