THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW, il piacere di essere fuori dagli schemi
A cinquant’anni dalla sua uscita, The Rocky Horror Picture Show conserva una qualità rara: non chiede di essere preso sul serio, ma invita tutti a lasciarsi andare. Jim Sharman trasforma il musical di Richard O’Brien in una festa irriverente di fantascienza, horror, commedia e rock, dove l’eccesso non è un ornamento: è il modo stesso di stare al mondo. Il risultato è strambo, sfacciato e ancora capace di contagiare chi guarda.
La storia mette in moto Brad e Janet, una giovane coppia americana dall’aria perbene, e li conduce in un castello abitato da creature eccentriche e desideri senza troppe regole. Da questo incontro nasce un gioco di seduzione e travestimento che capovolge con gusto le convenzioni del cinema dell’orrore e quelle della rispettabilità. Il film non cerca la sottigliezza: preferisce il lampo, la posa teatrale, la canzone che interrompe l’azione e la battuta pronunciata con un sorriso impertinente.
Sharman accompagna questo mondo con una regia che non nasconde le origini teatrali dello spettacolo, ma le fa diventare parte del suo fascino. Le scenografie gotiche e i richiami ai vecchi film di mostri costruiscono un’atmosfera insieme sinistra e giocosa; la musica, tra rock e numeri da musical, dà alla vicenda il suo ritmo inconfondibile. Ogni elemento sembra voler spingere un po’ più in là il confine del buon gusto, senza perdere il piacere semplice di una grande esibizione.
Al centro c’è Tim Curry, magnetico nei panni del dottor Frank-N-Furter: domina la scena con voce, ironia e una sicurezza che rende il personaggio impossibile da ignorare. Barry Bostwick e Susan Sarandon funzionano bene come coppia inizialmente rigida, spiazzata da un ambiente che li costringe a guardare oltre le proprie certezze. Attorno a loro, Richard O’Brien e il resto del cast alimentano il carattere corale e volutamente sopra le righe del film.
Sotto il trucco vistoso e le risate, The Rocky Horror Picture Show celebra la libertà di esplorare il desiderio e di non conformarsi alle aspettative altrui. La sua provocazione ha perso parte della sorpresa che poteva avere negli anni Settanta, e alcuni passaggi oggi sembrano più legati al gusto del loro tempo che a una storia compatta. Ma il film non vive soltanto di novità: la sua energia nasce dall’invito a partecipare, a ridere delle convenzioni e a trovare spazio per ciò che ci rende diversi.
È anche per questo che l’esperienza collettiva resta così importante: costumi, cori e reazioni del pubblico trasformano la proiezione in qualcosa di più di una visione. Ma anche senza conoscere i rituali dei fan, ci si può godere una commedia musicale stravagante, sostenuta da una colonna sonora memorabile e da un interprete in stato di grazia. Al cinema, sul grande schermo, il suo gusto per lo spettacolo trova la cornice ideale: un’occasione per uscire dalla routine e dire sì, almeno per una sera, al piacere di essere fuori dagli schemi.