Street Fighter, il piacere colorato di tornare in sala giochi
Nel nuovo Street Fighter, il passato non è soltanto una ferita da rimarginare: è anche un invito a rimettersi in gioco. Ryu e Ken, un tempo compagni inseparabili, si ritrovano distanti e segnati da scelte dolorose. A riunirli è Chun-Li, che li coinvolge nel World Warrior Tournament, una gara di combattenti dietro la quale si nasconde qualcosa di più pericoloso. Kitao Sakurai prende questa storia come una porta d’ingresso in un mondo volutamente esagerato, fatto per chi conosce già il videogioco e per chi vuole semplicemente godersi un’avventura d’azione.
La prima qualità del film è la sua energia. Sakurai non cerca di rendere realistico un universo nato tra mosse impossibili e personaggi fuori misura: ne accoglie l’assurdità e la usa per costruire uno spettacolo vivace, ironico e pieno di richiami agli anni Novanta. La regia alterna il torneo, i ricordi dei protagonisti e un’estetica che passa anche attraverso l’animazione disegnata a mano. Questi cambi di ritmo e di stile danno al film un’identità riconoscibile e aiutano a ricreare il gusto di una partita arcade, con la sua successione di sfide, attese e improvvise accelerazioni.
Al centro resta il rapporto tra Ryu e Ken. Andrew Koji e Noah Centineo danno ai due combattenti una diversa presenza: più raccolta quella di Ryu, più estroversa quella di Ken. Il loro legame, insieme fraterno e competitivo, offre al racconto un filo emotivo semplice da seguire. Callina Liang porta Chun-Li in primo piano con energia e decisione, mentre David Dastmalchian affronta il ruolo del malvagio Bison puntando sul lato teatrale del personaggio. Il cast, ampio e volutamente sopra le righe, contribuisce a creare la sensazione di trovarsi dentro un gioco popolato da figure immediatamente riconoscibili.
Anche l’atmosfera è parte del divertimento: colori e costumi richiamano l’immaginario della serie, mentre la musica e i riferimenti d’epoca alimentano la nostalgia senza chiedere allo spettatore di conoscere ogni dettaglio. Per i fan, ritrovare quel mondo sul grande schermo ha il piacere di una citazione condivisa; per gli altri, il torneo offre un punto d’accesso immediato a una storia di amicizia, rivalità e seconde possibilità. Sotto il fracasso dei combattimenti, il film prova a parlare anche di fiducia e perdono, ma senza trasformarsi in un dramma pesante.
Il limite è che la sceneggiatura non sempre riesce a tenere insieme il tono scherzoso e i momenti più seri: qualche passaggio narrativo risulta meno convincente, e la vicenda procede soprattutto per slanci e colpi d’effetto. Ma Street Fighter non punta sulla sorpresa della trama; punta sul piacere di un mondo che si accende e non si prende troppo sul serio. Chi cerca un film d’azione lineare e misurato potrebbe trovarlo disordinato. Chi invece ha voglia di nostalgia, personaggi eccentrici e combattimenti spettacolari troverà una proposta allegra, pensata per il grande schermo e capace di trasformare una serata al cinema in una partita da condividere.