RECENSIONE

L'Impero Dei Sensi (O.V.)

Locandina di L'Impero Dei Sensi (O.V.)

SCHEDA FILM

L'Impero Dei Sensi (O.V.)

Anno

2014

Genere

DRAMMATICO

Durata

105 min

Regia

NAGISA OSHIMA

Orari

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Cast

Tatsuya Fuji, Eiko Matsuda, Aoi Nakajima, Yasuko Matsui, Meika Seri, Kanae Kobayashi, Taiji Tonoyama

Trama

Tokyo, 1936. Abe Sada, una giovane cameriera, viene assunta in una piccola pensione. Non ci vuole molto tempo prima che la passione scoppi tra lei e il padrone (sposato) della pensione. Il loro rapporto, morboso, si spinge sempre più verso l'eccesso sino a raggiungere conseguenze estreme...

RECENSIONE

L’impero dei sensi, una passione senza riparo

A quasi cinquant’anni dalla sua realizzazione, il film di Nagisa Ōshima conserva intatta la capacità di mettere a disagio e, insieme, di catturare lo sguardo. Non è un’opera che cerchi di addolcire il desiderio o di ricondurlo a una storia d’amore rassicurante: lo osserva mentre prende spazio, diventa ossessione e allontana i protagonisti da tutto ciò che li circonda. È proprio questa scelta netta a rendere L’impero dei sensi ancora così singolare.

Ambientato a Tokyo nel 1936, il film segue Sada, giovane cameriera, e Kichizō, il padrone della locanda in cui lavora. Tra i due nasce una relazione che si chiude progressivamente in un mondo privato, dove contano soprattutto il corpo e il presente. Ōshima non costruisce il racconto secondo i passaggi consueti di una passione destinata a incontrare ostacoli e riconciliazioni. Preferisce restare vicino ai suoi protagonisti e mostrare come il loro legame, intenso e sempre più esclusivo, trasformi il piacere in una forma di dipendenza.

La regia è diretta, priva di imbarazzo e di compiacimento moralistico: non distoglie lo sguardo, ma neppure offre allo spettatore una via semplice per sentirsi al sicuro. L’erotismo esplicito è parte essenziale del film, non un’aggiunta pensata per provocare a ogni costo. Serve a raccontare un’intimità che si fa totalizzante e a rendere visibile il confine sempre più fragile tra desiderio, possesso e pericolo. Questa radicalità può risultare difficile; chi cerca una storia d’amore convenzionale, o non desidera confrontarsi con immagini sessualmente esplicite, potrebbe trovarlo respingente. Il film, però, non chiede di scambiare lo scandalo per profondità: la sua forza sta nel modo lucido con cui segue la logica estrema della coppia.

Eiko Matsuda e Tatsuya Fuji sostengono con coraggio e misura una prova molto esposta. Matsuda dà a Sada un’intensità che non la riduce a semplice oggetto del desiderio, mentre Fuji accompagna l’evoluzione di Kichizō senza trasformarlo in una figura facile da giudicare. I due attori rendono credibile la bolla in cui i personaggi scelgono di rinchiudersi, e la loro presenza mantiene il film ancorato a una relazione concreta, non a una provocazione astratta.

A rendere speciale L’impero dei sensi è anche il contrasto tra il suo tono controllato e la materia incandescente che racconta. Ōshima lascia che gesti e momenti ripetuti acquistino peso, mentre il mondo esterno resta sullo sfondo come una realtà dalla quale i protagonisti si separano sempre di più. Sotto la carica erotica affiorano così temi molto semplici e inquietanti: il bisogno di appartenere a qualcuno, la libertà di sottrarsi alle regole e il prezzo di spingere un desiderio fino a farne l’unico orizzonte.

La visione è impegnativa e non per tutti, ma il film ripaga chi è disposto ad avvicinarlo senza aspettarsi consolazione. Al cinema, nella sua dimensione visiva e senza distrazioni, la scelta radicale di Ōshima può essere riscoperta per ciò che è: non soltanto un’opera scandalosa, ma un ritratto rigoroso e magnetico di una passione che non conosce misura.