Klara e il sole, una fiaba gentile che guarda agli esseri umani
Nel futuro immaginato da Klara e il sole, gli Amici Artificiali vengono scelti per accompagnare i ragazzi. Klara, interpretata da Jenna Ortega, osserva il mondo con curiosità e si affida a una fiducia luminosa nel Sole. Quando entra nella vita di Josie (Mia Tharia), il suo desiderio di esserle vicina si intreccia con il dolore e le tensioni che attraversano la famiglia. Taika Waititi porta sullo schermo il romanzo di Kazuo Ishiguro scegliendo la forma di una fiaba fantascientifica: più che interrogarsi sulle macchine, il film si chiede che cosa significhi prendersi cura degli altri.
La scelta funziona soprattutto grazie a Ortega. La sua Klara è insieme composta e teneramente impacciata: l’attrice costruisce il personaggio con piccoli gesti, sguardi attenti e una presenza fisica che suggerisce la sua natura artificiale senza ridurla a una maschera. Accanto a lei, Tharia dà a Josie fragilità e inquietudine, mentre Amy Adams rende credibile la madre, una donna segnata dal lutto e dalle proprie paure. Il legame fra le tre interpreti è il centro emotivo del racconto e mantiene vicina allo spettatore una storia che, per ambientazione e temi, avrebbe potuto restare distante.
Waititi alterna malinconia e ironia con il tocco lieve che caratterizza il suo cinema. L’atmosfera ha qualcosa di accogliente e fiabesco, ma sotto la superficie affiorano domande tutt’altro che semplici: quanto vale una persona, che cosa rende insostituibile un legame, e può una presenza artificiale aiutare una famiglia a ritrovare un po’ di calore? Il film non offre risposte nette né trasforma la fantascienza in una lezione. Preferisce affidarsi alla sincerità di Klara, alla sua capacità di osservare ciò che gli altri danno per scontato e alla forza, spesso silenziosa, della lealtà.
Il tono, però, non resta sempre in equilibrio. In qualche passaggio l’umorismo diventa troppo marcato e interrompe la delicatezza del racconto; anche alcuni personaggi intorno alla famiglia rimangono appena abbozzati. Sono limiti visibili, soprattutto per chi conosce il romanzo e ne ricorda l’amarezza più sottile. Ma la semplicità del film è anche parte del suo fascino: Waititi punta sulle emozioni, senza appesantire la storia con spiegazioni o grandi discorsi.
Il risultato è un dramma fantascientifico accessibile e commovente, sorretto da una protagonista che conquista per innocenza e determinazione. La vicenda di Klara invita a guardare con più attenzione ai gesti di cura e ai legami che ci fanno sentire meno soli. Al cinema, il suo mondo delicato e le interpretazioni del cast trovano lo spazio giusto per coinvolgere: una scelta consigliata a chi cerca una storia capace di intenerire e lasciare qualche pensiero anche dopo i titoli di coda.