I racconti del giardino incantato: la fantasia che tiene vivo un legame
In I racconti del giardino incantato, film d’animazione del 2025 diretto da David Súkup, Patrik Pašš, Leon Vidmar e Jean-Claude Rozec, una visita dai nonni si trasforma in un viaggio tra ricordi e immaginazione. La nonna, che sapeva inventare storie, non c’è più; il nonno è chiuso nella propria tristezza. Tocca ai tre nipoti provare a riaccendere quella familiarità, raccogliendo il filo delle fiabe che avevano ascoltato da lei.
Il cuore del film è in questo passaggio semplice e profondamente umano: raccontare non cancella la perdita, ma può aiutare una famiglia a starle accanto e a ritrovare un po’ di calore. Le storie che nascono nella cornice domestica hanno ciascuna un mondo e un tono propri, popolati da animali, incontri insoliti e piccoli incanti. Parlano di solitudine, paura e cambiamento senza trasformare temi difficili in una lezione. La malinconia c’è, ma resta accompagnata da tenerezza e curiosità, così che anche i più piccoli possano seguirla senza sentirsi sopraffatti.
La scelta della stop-motion dà a questo universo una presenza speciale: le figure sembrano fatte per essere toccate, e l’artigianalità dell’animazione rende credibile il passaggio dagli oggetti quotidiani alle invenzioni dei bambini. I quattro registi tengono insieme episodi diversi con una sensibilità comune, costruendo un’atmosfera raccolta e fiabesca, più interessata a suggerire che a stupire a ogni costo. Il film trova così il suo ritmo nel contrasto tra la quiete della casa e la libertà dei racconti, dove l’immaginazione apre possibilità che la realtà, da sola, non offre.
Anche i personaggi funzionano proprio perché non hanno bisogno di grandi spiegazioni: i fratelli affrontano l’assenza ciascuno a modo proprio, mentre il nonno lascia intravedere quanto il dolore possa isolare. Le interpretazioni vocali contribuiscono a mantenere questa dimensione intima, senza spingere l’emozione oltre misura. La dolcezza non equivale però a leggerezza superficiale: il film riconosce che la perdita pesa, ma suggerisce che i ricordi e le storie condivise possono trasformarla in qualcosa da custodire insieme.
Il passo gentile è anche il suo limite più evidente: chi cerca avventure rapide, molte svolte o risate continue potrebbe trovarlo un po’ quieto, e i diversi racconti non hanno tutti la stessa forza. Ma la misura delicata è coerente con il suo pubblico e con ciò che vuole dire. Con i suoi 70 minuti, I racconti del giardino incantato è una proposta adatta a una visione in famiglia e, in particolare, a chi cerca un film per bambini capace di parlare anche agli adulti. Al cinema, la cura delle immagini e il piacere di lasciarsi trasportare da una fiaba condivisa trovano uno spazio ideale: un invito gentile a ricordare che le storie possono farci compagnia, anche nei momenti più tristi.