RECENSIONE

Club Kid

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SCHEDA FILM

Club Kid

Trama

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RECENSIONE

Club Kid, quando la notte incontra la vita da genitore

Peter ha fatto della notte newyorkese il proprio habitat: organizza feste, si muove tra locali e amicizie, e sembra non avere alcuna fretta di diventare adulto. Poi scopre di avere un figlio di dieci anni, Arlo, e il mondo che conosceva deve fare spazio a una responsabilità del tutto nuova. Da questo contrasto prende slancio Club Kid, esordio alla regia di Jordan Firstman: una commedia drammatica che guarda con ironia alla vita sregolata del protagonista, ma trova il suo cuore nel legame inatteso tra padre e figlio.

Firstman, che interpreta anche Peter, non sceglie la via più prevedibile per raccontare la paternità. Non chiede al suo personaggio di rinnegare all’improvviso la propria identità né trasforma la comunità queer in un semplice sfondo pittoresco. Al contrario, osserva un ambiente vivo, pieno di energia e di relazioni, e si domanda come possa accogliere nuove forme di cura. Il film è più efficace quando lascia che siano i gesti e la convivenza tra i due protagonisti a mostrare un cambiamento: crescere, qui, non significa diventare qualcun altro, ma imparare a fare spazio a un’altra persona.

La regia accompagna bene questo passaggio. All’inizio il ritmo è sostenuto e la città sembra trascinare Peter da un appuntamento all’altro; poi il racconto rallenta quanto basta per dare respiro alla relazione con Arlo. La musica ha un ruolo importante nel dare battito e colore alla storia, mentre New York appare come un luogo vissuto, lontano dalle immagini da cartolina. Firstman sa passare dalla comicità più sfrontata a momenti di tenerezza senza cambiare film da un istante all’altro, e questa naturalezza rende credibile l’incontro tra due mondi diversi.

Al centro c’è una bella intesa tra Firstman e Reggie Absolom. Il giovane interprete dà ad Arlo sensibilità e vivacità, senza ridurlo a un bambino perfetto chiamato a rimettere in riga l’adulto. Cara Delevingne e Diego Calva completano il cast, mentre le presenze attorno a Peter contribuiscono a restituire la ricchezza della sua cerchia. È soprattutto il rapporto in costruzione tra Peter e Arlo, però, a dare al film il suo calore: i due si osservano, si mettono alla prova e, poco alla volta, trovano un modo personale di stare insieme.

Il racconto segue una strada familiare — l’adulto disordinato che si scopre genitore — e alcuni passaggi possono risultare fin troppo agevoli. Ma Club Kid sa infondere freschezza in una formula conosciuta grazie al suo sguardo affettuoso, alla comicità e a un’idea di famiglia che non coincide con un modello unico. Il risultato è un film vivace e gentile, capace di divertire senza fermarsi alla superficie. Per chi cerca al cinema una storia di crescita fuori dagli schemi, con personaggi pieni di contraddizioni e un’energia contagiosa, è una scelta che merita attenzione.