Caro mondo crudele, crescere tra il gioco e il dolore
Ad Albinia, alla fine degli anni Novanta, Giovanna ha dodici anni, una fantasia che corre più veloce degli adulti e un solo amico: Mirko. Quando lui scompare, la ragazza si mette in cerca di risposte, ma il film di Niccolò Falsetti non si limita a costruire un mistero. Usa quel viaggio per raccontare il passaggio difficile dall’infanzia a un’età in cui le cose non si possono più aggiustare soltanto immaginandole.
Il pregio maggiore di Caro mondo crudele è il modo in cui fa convivere registri diversi. La provincia ha l’aria di un posto piccolo, dove la scuola e i rapporti tra ragazzi sembrano occupare tutto il mondo; eppure il racconto non si chiude nella nostalgia. L’ironia è ruvida, a tratti impertinente, mentre sotto affiora una malinconia sincera. Falsetti lascia che Giovanna sia impacciata, ostinata e persino difficile da avvicinare: proprio così la protagonista evita di diventare una figura da manuale e conserva qualcosa di vero.
Anche l’immaginazione ha un ruolo concreto, non decorativo. Le incursioni animate legate ai ricordi e al mondo interiore di Giovanna accostano il linguaggio dei cartoni alla vita quotidiana, traducendo in immagini sentimenti che una ragazzina fatica a dire. Insieme al sapore analogico di quell’epoca, questa scelta dà al film una forma riconoscibile e accompagna con naturalezza il tema della perdita. Non è soltanto un omaggio agli anni Novanta: è il modo in cui la protagonista prova a dare un senso a ciò che le succede.
Aurora Malianni porta sulle spalle il racconto con un’interpretazione che, nella sua energia e nelle sue asperità, si accorda alla Giovanna scritta da Falsetti. Intorno a lei, l’incontro con ragazzi inizialmente lontani apre la strada a legami inattesi, senza trasformare la storia in una favola rassicurante. Gli adulti restano spesso incapaci di capire davvero quello che i più giovani stanno attraversando; il film, però, non li riduce a semplici antagonisti, e guarda con partecipazione alle distanze che separano le generazioni.
Il passaggio dalla commedia al dramma non è sempre perfettamente uniforme: qualche cambio di tono può dare al racconto un andamento irregolare. Ma questa vivacità disordinata fa parte anche del suo carattere, e non cancella la sincerità con cui affronta temi pesanti senza togliere spazio alla vitalità adolescenziale. Caro mondo crudele parla di lutto, bullismo e amicizia, ma soprattutto del momento in cui l’immaginazione aiuta a trovare riparo e, poi, a fare i conti con la realtà.
È un film tenero e graffiante, attraversato da un’energia insolita e da un’affezione autentica per i suoi personaggi. Per chi cerca al cinema una storia di crescita capace di far sorridere e commuovere senza offrire soluzioni facili, vale la pena lasciarsi accompagnare da Giovanna nel suo piccolo, vasto mondo.